Purtroppo Catania anche quest’anno si é posizionata al fondo della graduatoria del Report Ecosistema Urbano del Sole 24 ore, Ambiente Italia e Legambiente con una lievissima risalita di appena un paio di posizioni, essendosi piazzata al 103esimo posto. Il vero problema non è il singolo piazzamento, quanto la distanza siderale dalla media dei capoluoghi italiani — con il 37,45% dei punti a fronte di una media del 55,72% — e la mancanza di quello scatto d’orgoglio e di visione strategica che i fondi disponibili oggi avrebbero dovuto consentire.
Il quadro cittadino e regionale evidenzia gravi criticità su più fronti. Sul fronte del verde urbano, gli alberi piantati nell’ultimo periodo sono serviti prevalentemente a sistemare le piazze, mancando una vera forestazione urbana: la città registra 25 alberi ogni 100 abitanti e 6,9 mq di verde accessibile a testa, contro una media nazionale di 21,33. Parallelamente, la raccolta differenziata resta ferma intorno al 34% (a fronte del 66,15% della media nazionale) e la produzione di rifiuti per abitante si attesta tra i valori più alti d’Italia, attestandosi a circa 585 kg. Una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente con la previsione dei due inceneritori regionali a Palermo e Catania.
A ciò si aggiungono la scarsa depurazione che penalizza i corsi d’acqua e il mare — con una rete idrica che disperde il 47,2% dell’acqua immessa a fronte del 34,7% nazionale — e il consumo di suolo, che non è stato arrestato.
L’autorizzazione di nuovi centri commerciali a discapito delle aree naturali e l’assenza di serie operazioni di depavimentazione lasciano la città pericolosamente esposta ai rischi idrogeologici legati ai cambiamenti climatici.
Infine, la mobilità urbana resta disastrosa, con ben 82 auto ogni 100 abitanti e soli 50 viaggi annui pro capite sui mezzi pubblici, generando inquinamento, diseconomia e danni alla salute. Per invertire questa tendenza non serve inventare nulla, ma basta applicare ciò che già funziona in altre città italiane ed europee ai vertici delle classifiche di sostenibilità, come Mantova, Reggio Emilia, Rimini o Cosenza: incrementare il verde pubblico, potenziare le piste ciclabili, estendere le ZTL e puntare con decisione su un trasporto pubblico efficiente, come i sistemi BRT.
È su questa linea che il circolo di Legambiente Catania porta avanti la propria azione, muovendosi su un doppio binario di promozione e contrasto. Da un lato, l’associazione sollecitando le amministrazioni a interventi virtuosi, chiedendo la trasformazione di aree come gli Orti della Susanna e corso Martiri della Libertà in grandi parchi verdi, l’implementazione della mobilità dolce e l’innalzamento della raccolta differenziata. Dall’altro, opponendosi fermamente — anche tramite azioni giudiziarie — alla realizzazione degli inceneritori e alla modifica del Piano Regolatore del Porto, ritenuta un potenziale disastro ambientale per la preziosa scogliera e i fondali marini situati proprio di fronte al centro urbano.



