Accarezzare Eternità”: la musica come riscatto civile e ponte tra i secoli. Intervista a Francesco Costa, Direttore Artistico dell’VIII Festival Lirico dei Teatri di Pietra che sta per dare il via a una nuova edizione che si preannuncia piena di novità
Dopo il successo da record della scorsa stagione, l’attesa è finita. L’ottava edizione del Festival Lirico dei Teatri di Pietra si prepara a invadere la Sicilia con oltre quaranta eventi tra il 12 luglio e il 18 settembre 2026. Abbiamo rivolto alcune domande al Direttore Artistico del Festival, il Maestro Francesco Costa, per farci guidare dietro le quinte di una stagione che si preannuncia monumentale.
Maestro Costa, il claim di quest’anno è “Accarezzare Eternità”. Che valore assume questo concetto all’interno della programmazione 2026?
«Accarezzare l’eternità significa mettersi in ascolto di ciò che supera il tempo. I teatri antichi che ci ospitano non sono semplici scenografie, ma spazi vivi, custodi di una memoria millenaria. Quest’anno abbiamo voluto che la programmazione non si limitasse a “ricordare”, ma che creasse ponti audaci: dalla sacralità dell’opera lirica tradizionale alle composizioni contemporanee che oggi definiscono la nostra spiritualità. Vengono azzerati i secoli per far sentire lo spettatore, seduto su quelle pietre sotto il cielo siciliano, parte di un flusso eterno.»
L’inaugurazione del 12 luglio a Monte Jato con “Lu Scrusciu di l’Anima” assume una fortissima valenza etica. Perché iniziare proprio da lì e nel segno del ricordo di Giuseppe Di Matteo?
«Il Festival ha da sempre una precisa responsabilità sociale e civile. Inaugurare a Monte Jato, a trent’anni dal sacrificio del piccolo Giuseppe Di Matteo, è un atto di disobbedienza poetica contro l’orrore e la sottomissione. Vogliamo trasformare un luogo ferito in un sacrario di bellezza. Lo “scruscio” di cui parliamo è il fragore vitale dell’anima della Sicilia che non si piega, che canta per il suo piccolo cavaliere attraverso le voci di artisti straordinari come Mario Venuti, Rita Botto, Etta Scollo, i Malarazza e i Bellamorea. La scultura del “Cavallo Eretico” che installeremo lì resterà come sentinella di una ritrovata coscienza collettiva.»
Il cuore della tradizione operistica quest’anno batte all’unisono con il “Nabucco” di Verdi. Cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova produzione itinerante?
«Nabucco è l’opera del riscatto e della libertà per eccellenza, ed è l’unico titolo lirico tradizionale che porteremo nei tre santuari teatrali dell’Isola: Siracusa, Tindari e la perla di Taormina. Sarà un allestimento imponente e un vero rito collettivo. La regia visionaria di Salvo Dolce esalterà la monumentalità delle location e la drammaturgia verdiana, supportata da un cast internazionale stellare: avremo l’onore di assistere al debutto in Abigaille di una stella assoluta come Elena Mosuc, affiancata dalla potenza vocale di Badral Chuluumbaatar nel ruolo del titolo. Sarà un’esperienza d’opera totale.
E ci tengo a sottolineare con particolare orgoglio che la recita di Taormina, come di consueto per le nostre grandi produzioni, sarà interamente tradotta in Lingua dei Segni Italiana (LIS). Su questo fronte, il Festival Lirico dei Teatri di Pietra è stato pioniere assoluto in Italia già da diversi anni: per noi l’inclusione non è un semplice accessorio, ma un dovere morale. L’arte, specialmente tra queste pietre, deve abbattere ogni barriera. Tradurre la potenza del Nabucco in LIS significa dare carne, movimento e universalità al grido di libertà di Verdi, rendendolo accessibile a tutti, nessuno escluso. Questo è il vero vigore del teatro sociale.»
Dal repertorio classico al contemporaneo: il cartellone spazia dai tributi ad Hans Zimmer ed Ennio Morricone fino a una novità assoluta, “Elements of Light”, dedicata a Ludovico Einaudi. Come dialogano questi mondi con il Coro Lirico Siciliano?
«La forza del Coro Lirico Siciliano risiede nella sua versatilità e nella sua vocalità ancestrale. Con “Elements of Light” facciamo qualcosa di mai tentato prima: prendiamo il minimalismo pianistico di Einaudi e lo trasfiguriamo attraverso la polifonia corale e orchestrale. Diventa un viaggio mistico tra gli elementi naturali. Lo stesso spirito guida l’omaggio a Franco Battiato per i suoi 80 anni: la sua produzione, intrecciata al centenario del suo alter ego Giusto Pio, viene restituita alla sua dimensione di polifonia sacra. Che si tratti del graffio epico di Hans Zimmer, del cinema eterno di Morricone con il sessantennale di Il Buono, il Brutto, il Cattivo, o del Requiem di Mozart che unisce fuoco e danza, la nostra missione è la stessa: dare una veste sinfonica e corale potente a tutto ciò che tocca l’anima universale.»
In definitiva, Maestro Costa, che impronta lascia questa ottava edizione nel panorama culturale italiano?
«Lascia l’impronta di una Sicilia che non subisce la storia, ma la genera attraverso la bellezza. Con oltre quaranta appuntamenti, quest’anno non offriamo semplici spettacoli, ma autentici riti di rigenerazione. Dal riscatto civile di Monte Jato alla misticità di Battiato, fino alla monumentalità inclusiva del nostro Nabucco, il Coro Lirico Siciliano si conferma custode e innovatore di un patrimonio immenso. Invitiamo il pubblico a salire sui nostri palcoscenici di pietra per vivere un’esperienza che scuote la coscienza e accarezza, finalmente, l’eternità.»

