Il Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP richiama l’attenzione dei due Dicasteri su prodotto extra UE già presente nei supermercati italiani, con buccia dichiarata non edibile e trattamenti post-raccolta non consentiti in Italia. Gerardo Diana (Presidente Consorzio, nella foto): “Servono trasparenza, controlli sanitari e pari condizioni competitive”
Il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP interviene a distanza di poco più di un mese sulle segnalazioni relative ad arance importate e commercializzate in Italia. Con una missiva indirizzata al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, il Presidente Gerardo Diana chiede a nome degli associati un intervento coordinato e controlli urgenti sui trattamenti dichiarati in etichetta, sulla conformità dei prodotti, in particolare che sia rispettato il limite massimo di residuo dei fitofarmaci utilizzati a tutela dei consumatori.
La richiesta nasce dalle segnalazioni di arance pigmentate provenienti dall’emisfero sud, in particolare dal Sudafrica, presenti in diversi supermercati italiani, e di prodotto australiano nei mercati all’ingrosso. Secondo quanto riportato nella lettera, su confezioni in rete con l’indicazione della varietà Tarocco risultano dichiarati la non edibilità della buccia e trattamenti post-raccolta con fludioxonil, azoxystrobin e pyrimethanil.
Il Consorzio chiede ai Ministri di attivare controlli per verificare l’ammissibilità delle sostanze e dei relativi impieghi rispetto alle disposizioni vigenti in Italia e nell’Unione Europea, oltre a controlli fitosanitari sul prodotto a tutela della salute del consumatore. Nella missiva si precisa infatti che la sola indicazione di un trattamento in etichetta non permette di concludere che un prodotto sia irregolare o pericoloso: sono necessari accertamenti sulle condizioni applicabili, analisi dei residui consentiti e una valutazione sanitaria dei lotti interessati. Viene richiesto anche un controllo fitosanitario sul prodotto.
Ai due Ministri il Consorzio sollecita controlli sanitari mirati, campionamenti e analisi di laboratorio ai punti di ingresso, nei mercati all’ingrosso e nella distribuzione, per verificare i residui, il rispetto dei limiti massimi applicabili e la sicurezza dei prodotti. Chiede inoltre accertamenti sull’origine e sulla tracciabilità dei lotti, sulla correttezza e leggibilità delle etichette e sulla chiarezza dell’avvertenza «buccia non edibile» (in considerazione del fatto che spesso vengono utilizzati per la guarnizione e/o realizzazione di cocktail e a contatto con l’alcol certe sostanze vengono ingerite). In caso di accertata non conformità o rischio sanitario, la missiva richiede l’adozione tempestiva delle misure previste, compresi, ove necessari, il blocco della commercializzazione, il ritiro o il richiamo dei prodotti e l’informazione ai consumatori. “Il Consorzio che rappresento non contesta il commercio internazionale, ma rivendica regole chiare, controlli rigorosi e condizioni competitive eque – scrive Gerardo Diana nella lettera – la difesa delle produzioni italiane e della loro identità deve procedere insieme alla tutela della sicurezza alimentare: le garanzie per i cittadini non possono essere subordinate a logiche commerciali”.
L’intervento punta a coniugare la salute dei consumatori, la tutela delle produzioni italiane e in particolare quelle a marchio IG e il contrasto alla concorrenza sleale, senza anticipare conclusioni non supportate dagli accertamenti. Nel ringraziare i ministri per l’attenzione alla sicurezza alimentare, il Consorzio chiede un sollecito riscontro sulle iniziative e sugli esiti delle verifiche e si dichiara disponibile a collaborare con le autorità competenti in relazione alle segnalazioni ricevute.




