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Sposarsi oggi senza stress: dalla promessa al sì, tutto quello che c’è da sapere

A Milano si è tenuto un ‘summit’ con introduzione della prof.ssa Rosantonietta Scramaglia, sociologa e presidente dell’Istituto di ricerca “Francesco Alberoni”, e professionisti del settore.

SINTESI

In Italia da aprile a ottobre (dati Istat) si concentra la maggior parte dei matrimoni. Considerando che di solito si impiega da sei mesi a un anno per organizzare rito e festa, è in questo periodo dell’anno che le coppie iniziano a pensarci e a mettere le basi per la celebrazione più emozionante e sognata di tutti i tempi. A Milano, dove si celebrano circa 2500 matrimoni l’anno, operatori del mercato hanno tenuto una sorta di summit sul matrimonio oggi, con interventi di contesto della sociologa Prof.ssa Rosantonietta Scramaglia, Presidente ISTUR, Istituto di ricerca Francesco Alberoni e l’Avv. E Coach Mirella Manera, madre di 3 figli e consigli degli operatori per nozze senza stress.

I dati: nel nostro Paese nel 2024 si sono celebrati 173.272 matrimoni mentre nei primi 9 mesi del 2025 il dato cala a circa 165mila. Un quarto del totale è rappresentato da seconde e terze nozze di divorziati, che sono pure in aumento anche grazie all’introduzione del ‘divorzio breve’. Il 16% del totale inoltre è rappresentato da coppie in cui uno dei due è straniero. I matrimoni religiosi sono in calo costante: nel 2024 le nozze civili sono state il 61,3%. Si constata anche un calo delle unioni dello stesso sesso, che inizialmente tanto hanno fatto scalpore. Ci si sposa la prima volta dopo i trent’anni e la tendenza delle nuove coppie in generale è alla convivenza, spesso sancita con l’acquisto condiviso della casa (secondo stime ISTAT, in Italia esistono 1,6–1,8 milioni di coppie conviventi, pari a circa il 15–20% delle coppie complessive). La profssa Scramaglia ha spiegato così il rapporto con la tradizione: “Una volta la vita era concepita come un viaggio in treno con un percorso e tappe, prestabiliti dalla comunità, oggi è un viaggio in auto dove si possono scegliere diverse strade e fermarsi quando si vuole”. Anche i bambini nel 40% dei casi nascono indipendentemente dal matrimonio. Il desiderio di adeguarsi a tempi, riti e modalità del passato ha lasciato il posto però non a una vera autonomia bensì alla tendenza all’imitazione dei modelli instragrammabili, come conferma anche chi organizza i viaggi di nozze, nella catena di agenzie del gruppo L’Astrolabio: “Tutte le coppie chiedono non mete ma esperienze straordinarie e indimenticabili”.

Non da meno la wedding plannner Adriana Castagna, operatore attiva da oltre trent’anni, e l’esperta di colonne sonore per eventi Marina Assandri confermano che chi si sposa, lo fa alla grande, secondo modelli non tradizionali ma non meno coinvolgenti, almeno nelle aspettative. “Per i giovani però è importante l’autenticità”, sottolinea Isabella Spagnoli titolare di una antica dimora nobiliare di famiglia per 5 generazioni – Villa Bianca Gabardi – a Rovellasca (CO)- oggi location di raffinati matrimoni, pe i quali offre anche la possibilità di celebrare in sede il rito.

L’avvocato e coach Mirella Manera, madre di 3 figli, sottolinea infatti “il bisogno di appartenenza” insopprimibile nell’essere umano, insieme al “bisogno di essere amati per sempre”. Nelle indagini sociologiche non a caso risalta questo sogno in tutti i bambini. E fa riflettere un altro dato: il mutamento dei valori e la spinta all’autorealizzazione individuale che frenano il trend del matrimonio, sembrano essere una concausa anche della bassa fecondità delle coppie giovani.

L’unico elemento che conserva il suo significato quasi sacro, cioè fuori dal tempo e fortemente simbolico è l’anello, che sia la fede tradizionale in diverse versioni e metalli, all’anello personalizzato che possa costituire “il segnalibro della vita” come spiega Roberto Ricci, l’anima creativa dell’azienda orafa Rubinia che con le due linee iconiche Filodellavita e Filodellamore è un punto di riferimento unico per gli innamorati italici da 40 anni.

Anche il reportage fotografico è apprezzato quando riesce a fissare non solo la cronaca ma i sentimenti e le emozioni, tramandandole alle future generazioni della famiglia.

Già la famiglia: Ronald Inglehart parla di passaggio da valori materialisti a valori post-materialisti. “La famiglia non viene rifiutata, – spiega ancora la sociologa – ma reinterpretata alla luce dell’autonomia individuale, della libertà di scelta e della qualità emotiva della relazione. Non ci si sposa più “perché si deve”, ma soltanto quando il matrimonio assume un significato simbolico forte.

La festa di nozze resta ancora un business interessante per il mercato italiano, soprattutto per quanto riguarda le cerimonie di coppie straniere che scelgono l’Italia per la celebrazione. Il fenomeno, dopo aver registrato una forte crescita post-pandemica, con circa 10.000–12.000 matrimoni stranieri all’anno e un valore economico stimato tra 600 milioni e 1 miliardo di euro, non solo ha superato la fase di recupero post-pandemico, ma è entrato in una fase di crescita strutturale senza precedenti.

In conclusione, l’evoluzione del matrimonio in Italia non può essere interpretata semplicemente come una crisi della famiglia o dell’affettività. Piuttosto, essa riflette una trasformazione più ampia delle strutture sociali, dei valori culturali e delle biografie individuali. Il bisogno di legame stabile persiste. Le convivenze rappresentano il fulcro del ‘fare famiglia’ mentre le unioni civili completano un sistema sempre più plurale e flessibile. Il modello familiare italiano evolve quindi verso una configurazione meno normativa e più individualizzata, nella quale i legami devono continuamente essere costruiti, negoziati e confermati. Paradossalmente, proprio mentre il matrimonio perde la sua obbligatorietà sociale, aumenta il suo valore simbolico come è evidente nella cura della scelta dell’anello, del viaggio e dei dettagli. Quando si opta per la cerimonia, essa tende ad essere più curata, più investita emotivamente e più carica di aspettative.

GLI INTERVENTI

Prof.ssa Rosantonietta Scramaglia, Presidente ISTUR, Istituto di ricerca Francesco Alberoni: Lo scenario sociale, parlando di amore

Negli ultimi trent’anni il matrimonio in Italia ha subito una trasformazione profonda, sia sul piano quantitativo sia su quello simbolico. Il calo dei primi matrimoni, la crescita delle convivenze, l’aumento delle seconde nozze, l’emergere delle unioni civili e la diffusione di nuove e molteplici forme famigliari testimoniano il passaggio da un modello tradizionale normativo e istituzionalizzato a un sistema relazionale più flessibile, individualizzato e selettivo. Consideriamo gli ultimi dati ISTAT, alla luce delle principali teorie sociologiche contemporanee: la Seconda Transizione Demografica di Lesthaeghe e van de Kaa, la teoria del mutamento valoriale di Inglehart, la riflessione di Bauman sulla “liquidità” dei legami, la teoria dei bisogni di Maslow, la teoria dell’innamoramento di Alberoni e l’analisi dell’eterodirezione di Riesman. Ciò che ne emerge è che la relazione di coppia e il sentimento che porta alla sua formazione non vanno scomparendo, e che il matrimonio sta assumendo nuove funzioni simboliche, relazionali ed economiche all’interno di una società sempre più individualizzata.

Matrimoni: prime e seconde (e successive) nozze

In Italia, come in gran parte dell’Europa occidentale, il numero dei matrimoni ha iniziato a diminuire dagli Anni Settanta e poi ha continuato a farlo in modo costante dagli anni Novanta a oggi. Parallelamente, sono aumentati le convivenze, le separazioni, i divorzi e le nascite fuori dal matrimonio.

Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, nel 2024 sono stati celebrati in Italia 173.272 matrimoni, il 5,9% in meno rispetto al 2023. E la tendenza appare strutturale e non episodica. Teniamo conto che negli anni Novanta i matrimoni superavano stabilmente le 300.000 unità annue. La pandemia del 2020 ha prodotto un forte shock temporaneo, seguito da una ripresa post-pandemica che tuttavia non ha riportato i livelli ai valori precedenti al 2008. Sono calati soprattutto i primi matrimoni che nel 2024, sono stati 130.488 (meno 6,7% rispetto al 2023). A influenzare il calo delle nozze è, in primo luogo, la riduzione del numero di giovani, conseguente alla denatalità persistente. Questo fattore di ordine strutturale si accompagna a importanti cambiamenti di natura sociale e culturale che andremo a esaminare.

Anche il profilo sociodemografico degli sposi è profondamente cambiato. Negli anni Settanta, l’età media al primo matrimonio era di circa 27 anni per gli uomini e 24 per le donne; nel 2024 si attesta rispettivamente a quasi 35 e 33 anni (più precisamente a 34,7 e 32,7 anni). Rilevante l’aumento di età di ben nove anni per le donne. L’Italia si colloca pienamente all’interno della tendenza europea di posticipo delle scelte familiari.

Le seconde nozze

Se quelli sopra sono i dati riferiti all’età degli sposi al primo matrimonio, l’età media dei matrimoni complessivi aumenta se si considerano anche coloro che contraggono un secondo o terzo matrimonio.

Un fenomeno sempre più rilevante riguarda infatti l’aumento delle seconde e successive nozze che costituiscono ormai un quarto dei matrimoni. Nel 2024, la quota relativa delle seconde nozze sul totale delle celebrazioni è infatti pari al 24,7%, in crescita rispetto a quella osservata nel 2023 (24,1%). Anche se l’andamento di questa tipologia di matrimoni è altalenante: ha un picco soprattutto nel biennio 2015-2016 in conseguenza dell’introduzione nel 2015 del “divorzio breve”, resta stabile fino al 2019, nel 2020 cala lievemente, ma meno delle altre tipologie, aumenta nel 2023 (44.320) mentre cala di nuovo (del 4,5%) nel 2024, quando si celebrano solamente 42.784 seconde (o successive) nozze.

Le seconde e successive nozze riguardano in gran parte persone divorziate. I vedovi e le vedove sono solo rispettivamente l’1,5% e l’1,0%. Per questo motivo, coinvolgono partner di età più elevata rispetto a quelli che si sposano per la prima volta. Anche se non esistono dati diretti a riguardo, le stime più recenti elaborate sui dati Istat 2023–2024 indicano che gli uomini che si risposano hanno mediamente tra 48 e 52 anni; le donne tra 45 e 49 anni. L’andamento dei secondi (e successivi) matrimoni e l’età di chi li contrae sono quindi anche conseguenza dell’aumento dei cosiddetti “divorzi grigi”: separazioni e divorzi che coinvolgono persone over 50 o over 60. Secondo l’ISTAT, i divorzi tra individui con almeno 60 anni sono quasi triplicati nell’ultimo decennio. Anche se nel 2024 sono scesi a 77.364 (-3,1% rispetto al 2023), tuttavia, essi mostrano che il fenomeno continua a essere molto rilevante, in quanto oggi 1 divorzio su 4 coinvolge persone over 50 e rispetto ai primi anni 2000, i divorzi dopo i 65 anni risultano circa triplicati.

Per riportare le principali cause sociologiche individuate dagli studi, possiamo citare Francesco Alberoni che distingue due principali tipologie di crisi della coppia:

  • la crisi precoce, in cui emerge rapidamente l’incompatibilità dei progetti di vita e porta a separazioni poco dopo che la coppia si è formata;
  • la crisi tardiva, in cui i partner evolvono progressivamente in direzioni divergenti.

Nel corso della vita insieme ci possono essere esperienze diverse o elementi che si frappongano fra i partner come figli o carriera, che li allontanano.

Inoltre, l’aumento delle separazioni in età avanzata seguito spesso da successivi matrimoni può essere interpretato alla luce dell’allungamento della speranza di vita, della maggiore autonomia economica e dell’emergere di nuove opportunità relazionali. I cinquantenni e sessantenni contemporanei vivono una fase biografica radicalmente diversa rispetto alle generazioni precedenti: più lunga, più attiva e più aperta alla ridefinizione identitaria. Dopo la pensione e la “sistemazione” dei figli, hanno più salute, sufficiente disponibilità economica e anni di vita davanti a sé da voler ricominciare. Tanto più che viaggi, vita attiva, aperta a nuovi contatti di persona o in Internet tramite social network o app di incontri, promettono più alternative di relazioni al di fuori della coppia. Infine, il fenomeno è collegato a ciò che la sociologia definisce “individualizzazione delle biografie”: anche in età avanzata le persone tendono sempre più a privilegiare realizzazione personale e qualità della relazione rispetto alla stabilità formale del matrimonio.

Il calo costante dei primi matrimoni viene compensato anche dalle unioni civili. Il rito civile è più diffuso nelle seconde nozze (95,1%), essendo spesso una scelta obbligata, e nei matrimoni con almeno uno sposo straniero (91,8% contro il 55,1% nei matrimoni di sposi entrambi italiani). La scelta del rito civile va però diffondendosi sempre più anche tra i primi matrimoni (50,2% nel 2024) e in generale soprattutto nelle regioni del Nord dove le incidenze di celebrazioni con rito civile sono il 58,5% contro le più basse nel Mezzogiorno (26,0%). Con la legge del 2016 l’Italia ha introdotto l’istituto dell’unione civile per le coppie dello stesso sesso. Sebbene il nostro Paese, a differenza di altri, non abbia adottato il matrimonio egualitario, l’unione civile garantisce numerosi diritti e doveri analoghi a quelli matrimoniali. Dopo il boom iniziale legato alla regolarizzazione di coppie storiche, il fenomeno si è stabilizzato attorno alle 2.500–3.000 unioni annue anche se le 2.936 unioni civili tra coppie dello stesso sesso costituite presso gli Uffici di Stato Civile dei Comuni italiani nel 2024, sempre secondo i dati riportati dall’Istat, evidenziano un calo rispetto all’anno precedente (-2,7%) confermato anche dai dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 (-3,1% rispetto allo stesso periodo del 2024).

Chi contrae una unione civile, generalmente ha una relazione informale già consolidata e quindi un’età più matura rispetto a chi contrae matrimonio. Nelle prime unioni che facevano seguito alla nuova legge, l’età media degli uomini era superiore ai 49 anni e intorno ai 46 anni per le donne. In seguito, l’età si è progressivamente abbassata (secondo i dati Istat, nel 2019 l’età media degli uomini era di 44,5 anni, delle donne di 39,6), salvo la parentesi del 2020 quando, sollecitata dalla pandemia, l’età media cresce in misura eccezionale a 47,2 anni per gli uomini (quasi 3 anni in più) e a 41,8 per le donne (oltre 2 anni in più). Dal 2022 le età medie calano di nuovo, evidenziando un valore di 45,2 anni tra gli uomini e di 38,2 anni tra le donne nel 2024. Interessante notare che, contrariamente a quello che accade per i matrimoni, dove l’età media degli sposi tende ad aumentare, nelle unioni civili essa va diminuendo. Inoltre, le unioni civili si collocano in aree geografiche più secolarizzate, urbane, del Nord Italia (nel 2024, circa un terzo delle unioni civili – il 33,0%- si è celebrato nel Nord-ovest. Dal punto di vista sociologico, il dato numerico relativamente contenuto non ne riduce l’importanza culturale. Le unioni civili rappresentano infatti un ulteriore passaggio verso la pluralizzazione delle forme famigliari e il riconoscimento pubblico di configurazioni relazionali precedentemente invisibili. Infine, se si tratta di cerimonie generalmente più contenute, negli ultimi anni cresce anche nelle unioni civili la ricerca di elementi simbolici e celebrativi simili al matrimonio.

Matrimoni di lusso e destination wedding

Sono rilevanti non solo per le categorie interessate e per gli addetti ai lavori, ma anche perché hanno ripercussioni economiche e sociali sui territori e sugli abitanti dei luoghi interessati a tale fenomeno.I destination weddings comprendono le cerimonie di coppie straniere che scelgono l’Italia come luogo delle nozze o di coppie italiane che privilegiano location iconiche. Le principali destinazioni interessano soprattutto la Toscana, il Lago di Como, la Costiera Amalfitana e Venezia. Il fenomeno, dopo aver registrato una forte crescita post-pandemica, con circa 10.000–12.000 matrimoni stranieri all’anno e un valore economico stimato tra 600 milioni e 1 miliardo di euro, ha non solo superato la fase di recupero post-pandemico, ma è entrato in una fase di crescita strutturale senza precedenti. Secondo i dati diffusi dall’AISE, nel 2025, sono stati 16.700 i lieti eventi celebrati in Italia in un anno (+9,8%), con una scelta che si estende sempre di più in giro nel nostro Paese. Il destination wedding riflette alcune tendenze chiave comuni al matrimonio in generale che si configura sempre più come esperienza simbolica, narrativa e performativa. In particolare, è caratterizzato dalla crescita del lusso e degli eventi multi-day, dove unire esperienze legate al territorio (enogastronomiche, attività creative, shopping, tour con vari mezzi, ecc.); centralità dell’esperienza estetica; aumento dei micro-wedding di fascia alta con pochi ospiti e forte ruolo organizzativo dei wedding planner.

Convivenze e de-istituzionalizzazione della coppia

Il dato sociologicamente più rilevante riguarda la crescita delle convivenze. Secondo le stime ISTAT, oggi in Italia esistono 1,6–1,8 milioni di coppie conviventi, pari a circa il 15–20% delle coppie complessive. Negli anni Novanta le convivenze erano inferiori a 200.000 e nel Duemila erano ancora solo circa 500.000. La convivenza, diventata progressivamente la forma dominante di ingresso nella vita di coppia, ora non rappresenta più soltanto una fase preliminare al matrimonio, ma spesso una scelta stabile alternativa all’istituzione matrimoniale. Teniamo conto poi che non solo i matrimoni sono posticipati nel tempo ma lo sono che anche le convivenze che spesso li precedono. E tale ritardo non dipende esclusivamente da un cambiamento culturale che protrae l’uscita dei giovani dalla casa natale più che in altri Paesi europei (si è spesso parlato di mammoni, bamboccioni), ma il ritardo è dovuto anche a fattori strutturali: precarietà lavorativa, difficoltà di accesso alla casa, prolungamento degli studi e debolezza delle politiche di welfare rivolte ai giovani adulti.

Individualizzazione, liquidità e trasformazione dei legami

Se guardiamo al fenomeno, la prima cosa da chiarire è questa: i giovani non si sposano meno perché credono meno nelle relazioni di coppia. Anzi, fin da piccoli e poi da adolescenti, sognano un matrimonio da favola, la creazione di una famiglia ideale, in una casa ideale con tanti figli. Semmai, cambia il modo in cui poi in pratica vivono le loro relazioni. Aumentano separazioni e divorzi, è vero. Ma allo stesso tempo le persone continuano a entrare in relazione, a costruire coppie, nel corso della vita — spesso più volte, come abbiamo visto nel numero dei secondi e successivi matrimoni-. Non scompare il bisogno di legame solido: cambia la forma e soprattutto la durata attesa del legame. Insomma, quello che viene meno non è la relazione in sé, ma l’idea che debba essere necessariamente unica, definitiva e istituzionalizzata. Nel Nord Europa – in Paesi come Francia e Svezia – questo processo è iniziato molto prima e ha portato a una prevalenza delle convivenze sui matrimoni. L’Italia ha seguito il medesimo percorso con ritardo storico, ma con una crescita molto rapida. Questa trasformazione può essere interpretata attraverso la teoria della Seconda Transizione Demografica sviluppata da Ron Lesthaeghe e Dirk van de Kaa. Secondo tale prospettiva, la bassa fecondità e il declino del matrimonio non dipendono soltanto da fattori economici, ma da un mutamento più profondo dei valori culturali: dall’obbligo collettivo all’autorealizzazione individuale.Il matrimonio per secoli esso ha costituito il principale dispositivo di regolazione della sessualità, della filiazione, della trasmissione patrimoniale e dell’organizzazione familiare. Oggi, tuttavia, il suo ruolo appare profondamente mutato. Cambiando il rapporto tra relazione e istituzione, il matrimonio non costituisce più il punto di partenza obbligato della vita di coppia, ma diventa un possibile approdo, spesso posticipato, selettivo e subordinato alla qualità percepita della relazione. In altri termini, ciò non significa che il desiderio di relazione stabile sia scomparso. Al contrario, la relazione di coppia assume spesso un’importanza ancora maggiore sul piano emotivo e identitario. Cambia però la struttura normativa che la sostiene. Per esempio, c’è stato uno spostamento verso bisogni di ordine superiore (secondo la scala di Maslow), in cui l’autorealizzazione personale prevale sulla sicurezza economica o sulla continuità familiare tradizionale. I giovani posticipano le decisioni importanti come il matrimonio, la convivenza e la nascita del primo figlio, spesso investendo tempo nella formazione e nella carriera.

Francesco Alberoni interpreta l’innamoramento come una forza trasformativa capace di creare un nuovo soggetto collettivo: la coppia che nella società tradizionale di istituzionalizza nel matrimonio. Tuttavia, nelle società altamente individualizzate diventano più frequenti forme di “innamoramento parziale”, relazioni significative ma prive di una piena istituzionalizzazione. In questo contesto, si modificano anche le modalità attraverso cui il legame si oggettiva. Tradizionalmente la stabilità della coppia si esprimeva attraverso casa, figli, patrimonio condiviso e progettualità di lungo periodo. Oggi, tali elementi diventano più flessibili e reversibili. I figli arrivano più tardi o non arrivano affatto; pensiamo a quante coppie giovani iniziano la convivenza condividendo un animale domestico verso il quale riversano il loro amore in attesa o in sostituzione di un figlio. La casa non rappresenta necessariamente uno spazio definitivo, immaginato per tutta la vita; anche gli oggetti simbolici della relazione – fotografie, viaggi, rituali condivisi – assumono nuove funzioni identitarie.

Ronald Inglehart ha descritto questo passaggio come il movimento da valori materialisti a valori post-materialisti. La famiglia non viene rifiutata, ma reinterpretata alla luce dell’autonomia individuale, della libertà di scelta e della qualità emotiva della relazione. In questa prospettiva, il matrimonio perde la sua obbligatorietà sociale e diventa una scelta selettiva. Non ci si sposa più “perché si deve”, ma soltanto quando il matrimonio assume un significato simbolico forte. Anche secondo Zygmunt Bauman, i legami affettivi nelle società contemporanee diventano più “liquidi”: meno definitivi, più negoziabili e più esposti all’incertezza. Il “per sempre” non rappresenta più un presupposto implicito, ma un obiettivo eventuale. L’Italia vive tali processi con caratteristiche specifiche: un forte legame con la tradizione familiare, una transizione demografica tardiva rispetto al Nord Europa e una persistente centralità simbolica della famiglia. Ed è In questa nuova ottica e dall’idea che una relazione debba essere necessariamente unica, definitiva e istituzionalizzata che si spiega anche il calo costante dei matrimoni religiosi.

Matrimoni religiosi e matrimoni civili

Uno degli indicatori più evidenti del cambiamento culturale è il declino dei matrimoni religiosi. Negli anni Novanta oltre il 70% dei matrimoni italiani veniva celebrato con rito religioso; oggi la quota è scesa al 35–40%. I matrimoni religiosi presentano un calo consistente rispetto all’anno precedente (-11,4%), accentuando una tendenza alla diminuzione in atto da tempo. Le cause della diminuzione sono molteplici: secolarizzazione, minore pratica religiosa, aumento delle convivenze prematrimoniali, percezione di vincoli burocratici e incremento delle seconde nozze, generalmente celebrate con rito civile. Parallelamente, si osserva una crescita costante dei matrimoni civili, passati dal 2,3% del totale nel 1970 al 61,3% nel 2024. Perciò, oggi circa sei matrimoni su dieci vengono celebrati civilmente. Il matrimonio religioso, scelto perlopiù dalle coppie più giovani e nel Sud Italia, continua, tuttavia, a mantenere una forte valenza simbolica e rituale. In molti casi esso è associato a una maggiore formalità della cerimonia, a investimenti economici più elevati e a un forte coinvolgimento familiare. Altro dato interessante fornito dall’Istat riguarda la scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni fatta da tre quarti delle coppie (74,8% nel 2024) e che si conferma in crescita rispetto al passato (40,9% nel 1995 e 62,7% nel 2008).

Matrimoni misti

Nel 2024 sono state celebrate 29.309 nozze con almeno uno sposo straniero (il 16,9% del totale dei matrimoni), con un decremento dell’1,4% rispetto al 2023. I matrimoni misti (in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero) ammontano a 21.002. Più di sette matrimoni misti su 10 riguardano coppie con sposo italiano e sposa straniera (14.961, l’8,6% delle celebrazioni totali nel 2024). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 6.041, il 3,5% del totale delle spose.

Il fenomeno è più diffuso nelle aree in cui le comunità straniere sono più radicate come nel Centro-Nord dove più di 1 matrimonio su 5 riguarda almeno uno sposo straniero mentre a Sud meno di un matrimonio su dieci è misto.

La cerimonia: social media, simbolismo e ritualità

Anche se numericamente in calo, il matrimonio contemporaneo non perde necessariamente rilevanza simbolica; al contrario, in molti casi diventa un evento altamente progettato, estetizzato e raccontato.

David Riesman sosteneva che le società moderne producono individui sempre più “eterodiretti”, orientati dal giudizio degli altri. Oggi, tale dinamica è amplificata dai social media, che influenzano profondamente l’immaginario matrimoniale.

Le piattaforme digitali trasformano il matrimonio in un’esperienza performativa e condivisa pubblicamente. La ricerca della “instagrammabilità” modifica le scelte estetiche, organizzative e simboliche delle cerimonie. Continua per esempio la stagionalità dei matrimoni è da sempre legata al calendario del lavoro e a quello delle festività religiose. Secondo i dati Istat, nel 2024, circa 8 matrimoni e 8 unioni civili su 10 avvengono da aprile a ottobre (nel caso dei matrimoni religiosi più di 9 su 10) con 2 picchi a giugno e a settembre dovuti probabilmente alle condizioni climatiche più favorevoli. Quasi metà (46,2%) delle nozze e delle unioni civili del 2024, considerate nel loro complesso, sono avvenute di sabato. La preferenza per il giorno della settimana è legata ovviamente a valutazioni di ordine organizzativo ed economico. Va poi considerata la permanenza di rituali che rimangono tuttora importanti come il banchetto nuziale che rappresenta la condivisione conviviale della festa fra gli invitati attraverso il consumo di cibo. Variano i valori, se nel passato la straordinarietà dell’evento era connotato dall’abbondanza del cibo, oggi lo è più dalla ricercatezza e dall’originalità dei prodotti e delle presentazioni, dagli allestimenti a tema. Restano alcuni elementi come la torta nuziale che dal Medioevo a oggi ha cambiato simbologia e forme, il taglio della torta, il brindisi, i confetti, ecc.

Avv. Mirella Manera, coach e madre di 3 figli.

Perché ancora oggi sposarsi?

I matrimoni diminuiscono ma non il bisogno di appartenenza, che è uno dei primari bisogni sociali dell’essere umano. Basta considerare che i bambini sognano ancora l’unione eterna, ovviamente non parlano di matrimonio, ma esprimono un bisogno fondamentale dell’uomo e della donna. La famiglia nella Costituzione italiana è chiamata ‘società naturale’, ci ricorda che ‘fare famiglia’ fa parte della natura umana, ci distingue in quanto esseri umani. Oggi ci si si sposa più tardi, lo vediamo anche noi avvocati, è perché il matrimonio esce dalla dimensione del sogno, dell’appartenenza, ed entra nella dimensione normativa, io convivo, vedo se funziona, a un certo punto magari ho dei figli e quindi ecco che qui voglio che i patti siano chiari e allora chi chiamo un campo? Il grande garante che è lo Stato e spero che questo basti ma non è poi così in realtà. A proposito della garanzia di avere dei diritti riconosciuti in fase di separazione, oggi il rapporto di mantenimento uomo-donna è molto cambiato anche a livello giurisprudenziale, la coppia viene vista in modo più paritario, la donna è chiamata a contribuire economicamente, quindi a meno che non rinunci ad una carriera per ragioni legate al matrimonio, alla carriera del marito e ai figli, anche il suo diritto al mantenimento da parte del marito è molto più contenuto. Sul matrimonio bisogna recuperare invece una verità semplice: tutti noi speriamo di essere amati per sempre e di appartenere a qualcuno. E il matrimonio ha allora la valenza di formalizzare anche davanti alla società questa promessa di amore. Ecco perché nonostante tutto i simboli restano, l’anello, il rito,…

E scollegare dal matrimonio la progettualità di coppia, dalla casa e alla procreazione, un po’ fa male all’unione. Noi collaboriamo con psicologhe e mi dicono che moltissime coppie oggi non hanno intimità fisica. Io penso che se togli la spinta procreativa dopo un po’ è come fare un giro sempre sulla stessa giostra, magari perdi un po’ i confini, però bisogna ricordarsi che una delle cose che tiene insieme il matrimonio è anche la sessualità, oltre al volersi bene, al rispetto. Se cerchiamo nel matrimonio una dimensione normativa, teniamo presente che il rito non contempla solo la regolazione dell’assetto patrimoniale o una rigida divisione dei compiti. Anche il Codice Civile accoglie una dimensione valoriale del matrimonio, nel senso che ci ricorda che i figli vanno mantenuti educati, anche amati, che c’è in gioco un’assistenza morale reciproca tra gli sposi, ci ricorda il dovere della fedeltà… È chiaro che nel matrimonio cristiano, o in generale religioso, la dimensione valoriale è protagonista e allora il bisogno di appartenenza lì trova la sua massima espressione fino alla sacralizzazione.

LA PAROLA AI ‘TECNICI’

Adriana Castagna, wedding planner: ‘I rischi del faidate e quelli del wedding planning’

Opero in questo settore da 37 anni. Ho iniziato il mio percorso come Wedding Planner e nel tempo mi sono specializzata come Location Manager. In quasi quarant’anni, ho vissuto in prima persona la metamorfosi del matrimonio: siamo passati dalla festa ‘tradizionale’ a quella che oggi è la vera Industria dei Grandi Eventi. Quando ho mosso i primi passi nella professione, al tavolo delle decisioni sedevano la sposa, la mamma e la suocera; oggi ho davanti a me quasi esclusivamente gli sposi, decisori unici e spesso finanziatori del progetto. La presenza della famiglia resta forte solo nei contesti di alto lignaggio, nel caso di famiglia molto coesa o con profondo senso di appartenenza. Perché? Perché in quel contesto il matrimonio non è solo un’unione sentimentale, ma un vero evento di rappresentanza. La famiglia interviene per garantire che il Bon Ton e il prestigio siano rispettati in ogni dettaglio, dal Dress Code all’accoglienza degli ospiti. In questa evoluzione, molti cadono nell’inganno del ‘Do It Yourself’. Tutto inizia quasi sempre con una bacheca su Pinterest o un video su TikTok. Vedono dei fiori meravigliosi, delle luci soffuse e pensano: ‘Ma sì, possiamo organizzare noi il nostro matrimonio magari con l’aiuto di mia madre e della mia migliore amica’. In quel momento, il ‘Fai-da-Te’ sembra un’avventura romantica e, soprattutto, un modo intelligente per risparmiare. Ma c’è un confine sottile tra un matrimonio ‘fatto a mano’ e un matrimonio ‘fatto a pezzi’. Il ‘Do it yourself’ comporta rischi che possono far rivalutare la gestione professionale dell’evento. Organizzare un matrimonio non è solo scegliere i tovaglioli. È gestire un’organizzazione complessa per un solo giorno. Molte coppie sottovalutano il tempo che occorre dedicare a questo compito. Parliamo di circa 200-300 ore di lavoro. Il rischio? Arrivare al giorno del ‘Sì’ esausti, stressati e con le occhiaie, invece di godersi il momento. Inoltre, sembra un paradosso, ma il fai-da-te spesso costa di più. Senza contratti chiari o conoscenza dei prezzi di mercato, le piccole spese impreviste si sommano fino a superare il costo di un wedding planner. C’è poi Il rischio ‘cugino”: affidarsi ad amici o parenti per compiti cruciali (foto, musica, fiori…) può portare alla crisi dei rapporti personali. Se il ‘cugino fotografo’ sbaglia le luci, non ci saranno solo foto brutte, avrete un problema in famiglia. Il Wedding Planner viene ancora visto come un vezzo da film di Hollywood, in realtà è il Project Manager del giorno più importante. Il Wedding Planner è quello che risolve il problema prima ancora che gli sposi sappiano che esiste. Piove? C’è il piano B. Il fornitore è in ritardo? Viene gestito nell’ombra. Il Wedding Planner fa da scudo tra gli sposi e lo stress della gestione dei fornitori, permettendo a a lui e lei di essere gli ospiti d’onore della festa, non i direttori di produzione. Sia chiaro, che anche affidarsi a un professionista ‘a occhi chusi’ ha i suoi rischi, se non si sceglie bene:

  • Perdita di Identità il matrimonio diventa lo specchio del gusto del Planner e non degli sposi. Un bravo professionista deve saper ascoltare, non imporre.
  • Brutte sorprese finali a livello organizzativo.

Quindi ‘la rotta’ devono sempre tenerla i futuri sposi

Perché allora oggi servono tecnicismi e professionalità? Un tempo bastava un buon pranzo. Oggi organizzare un matrimonio significa gestire una macchina complessa che richiede competenze specifiche in diversi settori dell’intrattenimento. Fino a pochi anni fa, l’organizzazione era fatta di faldoni e telefonate. Oggi devi sapere cosa è il Cloud e come si utilizza l’Intelligenza Artificiale.

Budgeting: il professionista sa fare una pianificazione finanziaria rigorosa per evitare sprechi e imprevisti.

Moodboard e Design: non si scelgono solo i fiori, si crea un progetto visivo coerente (il concept) che lega ogni elemento, dalle luci alla mise en place.

Timing e Regia: Coordinare decine di fornitori diversi richiede un cronoprogramma al minuto. Se il timing fallisce, l’intero evento ne risente.

Location Management: gestire gli spazi non significa solo ‘affittare una sala’, ma occuparsi della logistica, dei flussi degli ospiti e della sicurezza.

In conclusione: siamo passati dal matrimonio ‘fatto in casa’ a una vera e propria produzione cinematografica. Gli sposi cercano una figura che sappia gestire lo stress e la burocrazia, trasformando una giornata complessa in un’esperienza fluida. Dopo quasi quattro decenni, il mio ruolo non è più solo quello di organizzare, ma di proteggere il sogno della coppia, garantendo che la realtà sia superiore alle loro aspettative. Senza competenze di Budgeting e Timing, le spese impreviste esplodono e il coordinamento dei fornitori diventa un caos che ricade interamente sulle spalle degli sposi nel loro giorno più bello. Ho imparato sulla mia pelle che anche per noi professionisti le sfide sono costanti. Recentemente, in un evento con una gestione poco definita da parte del committente, mi sono ritrovata a dover posizionare delle sedie e seguire l’ingresso della cerimonia togliendo tempo alla supervisione del buffet dove il cibo è finito troppo presto.

Ecco perché ormai il Wedding Planning non è un lusso, ma una necessità. Servono Moodboard coerenti, ma soprattutto serve una Regia capace di gestire l’imprevisto.

In conclusione, il matrimonio ormai è una vera produzione cinematografica e il professionista del wedding planning guida una macchina complessa perché l’unica preoccupazione degli sposi sia quella di amarsi e brindare, magari con un ottimo Crémant, il parente raffinato dello Champagne che trionfa sulle tavole più eleganti.

Roberto Ricci, anima creativa di Rubinia, brand di gioielli realizzati a mano in Italia.

L’anello? Sempre più simbolico e personalizzato”

Rubinia ha una storia di 40 anni durante i quali ha incontrato un migliaio di coppie, in negozio, alle fiere del settore, agli eventi. A Milano oggi si celebrano molti meno matrimoni rispetto al passato ma questo non significa che il matrimonio abbia meno valore. Anzi. C’è più consapevolezza, più ricerca, più attenzione al significato. Come sono cambiati gli sposi oggi? In realtà, la coppia “attenta” è sempre esistita. Quella che cercava qualcosa di particolare, di diverso. Mediamente, anni fa, la scelta era molto più orientata alla tradizione. Parliamo di fedi classiche:

  • la francesina da 2–3–4–5 gr
  • la mantovana più importante, anche da 7 gr — quella che una volta era proprio la fede dei contadini
  • le piatte
  • oppure le etrusche e le sarde in filigrana

C’erano delle tipologie precise, e il mercato girava intorno a quelle. Poi ci sono stati dei momenti in cui cambiava il materiale: l’oro bianco, il platino — che però, nonostante sia un metallo nobile, non è mai davvero esploso — fino al ritorno dell’oro giallo e negli ultimi 15 anni a grande richiesta, l’oro rosa. Parallelamente, l’industria orafa ha portato avanti il bicolore, le lavorazioni particolari, il design più ricercato. Ma alla fine — e questa è la cosa interessante — la scelta tornava quasi sempre sul classico. Anche perché spesso la fede veniva regalata, e quindi si andava sul sicuro. Oggi invece non so se è cambiato il cliente… o se siamo cambiati noi. Perché in Rubinia la proposta non è mai stata la fede classica. E negli ultimi anni vediamo sempre più persone che non cercano “una fede” ma ‘il loro anello’. Un simbolo che li rappresenti nella loro unicità. Quello che io chiamo ‘un segnalibro della vita’. La coppia vuole poter dire: “Questo è il nostro anello”, “Dentro c’è anche un pezzo di noi”. E questo cambia completamente il modo di scegliere. Negli ultimi 15 anni, ci sono stati chiesti perfino anelli in legno. C’è più libertà. Più spazio per la creatività, anche nelle incisioni, nei dettagli, nei simboli nascosti. E c’è un altro cambiamento interessante: oggi molte donne vogliono che la fede si integri perfettamente con l’anello di fidanzamento. Non sono più due oggetti separati, ma parte di un unico racconto. Quindi, se devo sintetizzare: prima si sceglieva una fede. Oggi si sceglie un significato. E quando succede questo, non stai più comprando un anello. Stai raccontando chi sei e cosa rappresenta il momento delle nozze per te, per la coppia.

Le coppie possono essere molto diverse tra loro. Ci sono i giovani che spesso dopo aver già scelto o ricevuto l’anello di fidanzamento, che resta ancora un momento molto sentito, sono pieni di entusiasmo, con il desiderio di rendere concreto un passaggio importante della loro storia come il matrimonio. Poi ci sono coppie che hanno un approccio più pratico, quasi da “tappa obbligatoria”. Lo capisci subito dalle parole: “Devo comprare delle fedi.” È diverso quando invece entrano dicendo: “Vogliamo scegliere le nostre fedi.” Nel secondo caso si apre subito un dialogo. Vogliono essere ascoltati, capiti per quello che sono e per cosa vogliono raccontare. Ed è lì che spesso i due apprezzano proposte nuove, simboli più personali, dettagli che magari non avevano nemmeno immaginato. Ci sono poi coppie più mature, che arrivano al matrimonio in età più avanzata. In questi casi l’anello è quasi sempre molto desiderato, pensato, studiato. Non è una scelta veloce. E poi ci sono le coppie che tornano per celebrare un anniversario con un nuovo anello. In quel caso il significato è ancora più profondo, perché non rappresenta solo una promessa, ma tutto quello che quella promessa ha attraversato. Grazie a internet, molte persone arrivano già con idee, immagini, riferimenti. Noi abbiamo anche un servizio online dedicato proprio a questo: iniziare un confronto su che anello scegliere, anche a distanza. Rispetto al passato, le persone si muovono molto prima della celebrazione. Una volta le fedi erano spesso l’ultima cosa a cui pensare. Oggi, invece, chi pensa all’anello è perché ritiene che quel simbolo merita tempo, attenzione e cura. Per noi incontrare le coppie in questi momenti è sempre bellissimo. Perché non stiamo parlando solo di un acquisto. Stiamo entrando, con rispetto, in un pezzo importante della loro vita. Quale ricorrenza porta più spesso le coppie in gioielleria?

Ci sono momenti della vita che, ancora oggi, restano fortemente legati alla gioielleria.

Non per tutti, purtroppo, ma per la maggior parte delle persone esistono delle ricorrenze quasi “naturali”, in cui nasce il desiderio di lasciare un segno. Il matrimonio è sicuramente quella più importante, quasi inevitabile. È il momento in cui il simbolo diventa necessario.

Nel mondo del matrimonio, inoltre, c’è tutto un universo che spesso viene scoperto strada facendo.

Penso ai regali per:

  • le amiche della sposa
  • gli amici dello sposo
  • i testimoni

Molte coppie all’inizio non ci pensano. Poi, quando fai vedere che si possono creare oggetti belli, significativi, anche divertenti, si accende qualcosa. Capiscono che non è solo un regalo, ma un modo per rendere quel momento ancora più condiviso e indimenticabile. E quando parliamo di unioni oggi, parliamo di tutte le forme di amore:
coppie eterosessuali e coppie dello stesso sesso, persone che scelgono di unirsi con modalità diverse, ma con lo stesso desiderio di riconoscersi. Ecco perché il gioiello continua ad avere un ruolo importante. Non è più solo una tradizione. È una scelta. Una scelta che accompagna i momenti che contano davvero. E, quando è fatta bene, diventa qualcosa che resta come si vorrebbe che restasse l’amore.

Sabrina Pittagruppo agenzie turismo L’astrolabio (www.astrolabiogroup.com ‘Il viaggio di nozze’

In media organizziamo circa una cinquantina di viaggi all’anno legati al rito del matrimonio, al rinnovo della promessa e quindi alle ricorrenze collegate. Abbiamo anche creato un sito apposito: www.superviaggi.com/viaggi-di-nozze-milano/

Oggi il viaggio di nozze ha sostituito nella maggior parte dei casi la classica lista nozze anche perché le coppie arrivano a sposarsi dopo la convivenza quindi per la casa hanno tutto e in più non sono interessate ad oggetti di valore ma piuttosto ad esperienze straordinarie.

Ci sono poi le coppie mature magari al secondo o terzo matrimonio per le quali il viaggio è veramente il regalo più desiderato. E ci sono nonni che festeggiano il cinquantesimo con un viaggio portandosi dietro tutta la famiglia.

Il viaggio di nozze è sempre una destinazione esotica e lontana, della durata di circa 15-20 gg. Le coppie scelgono il viaggio di nozze con almeno un anno di anticipo puntando sulle migliori tariffe. I budget sono variabili e arrivano fino ai 30-40mila euroMinimo- in media- 15mila. Le mete più richieste ma anche più costose: Polinesia, Giappone, Australia e Africa se si combina un soggiorno al mare sull’Oceano indiano. In generale lui preferisce un programma itinerante, lei il mare.

Le coppie mature hanno le idee più chiare, magari hanno già viaggiato insieme e quindi hanno gli stessi interessi; le giovani sono più indecise e chiedono consigli. Hanno anche più cose da decidere, specie se stanno mettendo su casa, con i relativi costi. Devono trovare un equilibrio tra spesa del viaggio, costo del matrimonio e altre eventuali Abituati alle dinamiche del lavoro in smart working apprezzano molto la consulenza in videocall.

Per tutte le coppie ormai comunque il viaggio non è solo la meta, i monumenti, i musei, etc ma l’sperienza diretta di momenti emblematici della vita della popolazione locale. Per esempio, in Giappone: prendere parte all’antica Cerimonia del tè a Kyoto, soggiorno in un tradizionale Ryokan nelle Alpi Giapponesi, soggiorno nell’isola di Miyajima nella baia di Hiroshima; in Africa, in Kenya un’esperienza in Mongolfiera sul parco del Masai Marasorvolando la savana all’alba; in Sudafrica soggiornare in riserve con luxury lodge come Sabi Sabi o vivere l’esperienza del Kruger Shalati, un hotel di lusso ricavato all’interno di vagoni ferroviari fermi sul ponte sopra il fiume Sabie; Australia: dal cenare sotto le stelle a Uluru, a veleggiare tra le isole Whitsunday, fare snorkeling nella Grande Barriera Corallina a bordo di un catamarano, dormire in un lodge di lusso nella foresta pluviale nel Nord del Queensland. In Polinesia: soggiornare in un resort con bungalow overwater e ricevere la colazione da una tradizionale canoa, rinnovare i voti con una cerimonia tradizionale in spiaggia, con musica, danze, fiori e vestiti tipici, vivendo l’autenticità della cultura locale; fare un tour in elicottero con sorvolo della laguna di Bora Bora ammirando dall’alto la barriera corallina e le sfumature della laguna, una vista scenografica che toglie il fiato. Per le coppie omosessuali, negli States dove ci sono anche hotel Gay – Friendly.

E’ importante consigliare la coppia sulla meta in relazione al periodo dell’anno, perché la cosa importante per la riuscita del viaggio è il clima giusto. Per esempio, in estate il luogo migliore resta il Mediterraneo. E anche se molti in inverno sognano le Maldive, bisogna sapere che là in gennaio piove. Le coppie giovani curano i dettagli e il budget. La coppia più matura invece di solito arriva con le idee più chiare, magari è già al secondo però è anche più esigente, perché nella valutazione del viaggio c’è meno romanticismo e più interesse a fare esperienze particolari. Per esempio in Sudafrica, un’esperienza particolare può essere dormire su un treno fermo su un fiume: c’è un hotel particolare, lussuoso, che consente di fare questo tipo di esperienza; in Kenya invece si può volare con la motocicletta.

Isabella Spagnoli, titolare di una location storica – Villa Bianca Gabardi – a Rovellasca (CO)- già casa di famiglia per 5 generazioni- ‘La location, fra lusso, romanticismo e autenticità’

Da cinque generazioni Villa Bianca Gabardi è la nostra casa; oggi la condividiamo come location per eventi, conservandone storia e atmosfera, mantenendo l’anima del passato che la contraddistingue. E vediamo che le coppie giovani cercano proprio una dimensione autentica del festeggiamento indipendentemente dal budget.

Marina Assandri, AM Eventi, specializzato in ambito artistico musicale.

Le colonne sonore’

Quando si pensa a un matrimonio, spesso si immagina un momento perfetto, fluido, emozionante. Ma dietro quell’apparente semplicità c’è un grande lavoro di coordinamento, di ascolto e di costruzione di un percorso su misura per la coppia. Il ruolo del professionista è proprio questo: accompagnare gli sposi nella scelta dell’atmosfera musicale che meglio rappresenti la loro storia.

Si parte dalla cerimonia, che sia religiosa o civile. In chiesa, ad esempio, la musica ha un valore profondamente simbolico: dall’ingresso della sposa, fino all’Ave Maria, ogni momento può essere valorizzato da una scelta musicale coerente, elegante e mai invasiva, capace di emozionare senza mai sovrastare.

Poi si passa alla location del ricevimento, dove tutto cambia. Qui la musica diventa energia, racconto della festa. E in questo caso il ventaglio di proposte è molto ampio: dal jazz raffinato per un aperitivo elegante, al piano bar, fino a band live più dinamiche per far ballare gli ospiti.

Ogni coppia ha la propria identità, il proprio gusto, la propria storia. C’è chi desidera un matrimonio intimo e romantico, chi invece sogna una grande kermesse, chi vuole un’impronta classica e chi preferisce qualcosa di moderno e informale.

In sintesi, la musica non è solo un accompagnamento, ma un vero e proprio filo conduttore dell’evento: accompagna le emozioni, le amplifica e le rende memorabili.

Damiano Scarano, fotografo e videografo specializzato in matrimoni in Italia e all’estero, inserito da Sposi Magazine tra i migliori 10 fotografi di matrimonio di Milano, ha costruito negli anni uno stile riconoscibile basato su autenticità, eleganza e racconto emotivo.- ‘In posa o no?’


Quello che è richiesto oggi non è semplicemente raccontare una giornata, ma trasformare emozioni vere in ricordi che restino autentici anche tra vent’anni. Oggi le coppie cercano sempre meno pose costruite e sempre più verità, eleganza e naturalezza. Il mio lavoro nasce proprio da questo: osservare senza invadere, raccontare senza forzare.
La scelta del fotografo di matrimonio rappresenta uno degli aspetti più importanti dell’intera organizzazione delle nozze. Per questo il primo consiglio che do alle coppie è quello di innamorarsi prima di tutto dello stile del professionista che scelgono.
Quando una coppia guarda le fotografie di matrimoni di persone che non conosce e riesce comunque a emozionarsi, allora significa che ha trovato qualcosa che può rappresentarla davvero. Le immagini devono trasmettere emozioni ancora prima di appartenere alla propria storia.
Oggi poi raccontare per immagini un matrimonio è diventato molto più complesso rispetto al passato. Ogni invitato ha uno smartphone in mano e scatta continuamente fotografie. Il valore di un professionista quindi non è semplicemente fare belle immagini. È riuscire a identificare tutto quello che conta davvero: persone, situazioni, sentimenti.
Un matrimonio, infatti, è fatto di tempi veloci, emozioni improvvise e momenti irripetibili. Ed è proprio nella gestione di questi equilibri che emerge la differenza tra chi sa costruire un vero reportage e chi si limita a documentare l’evento.
Bisogna lasciare che la giornata scorra in modo naturale, senza interrompere i flussi naturali, ma allo stesso tempo bisogna avere l’attenzione e l’esperienza per ricordarsi di fare quelle fotografie che negli anni diventano fondamentali: una foto con la mamma, con i testimoni, con una persona cara. Sono immagini che magari sul momento sembrano scontate, ma che col tempo acquistano un valore enorme.
Per questo motivo, il reportage matrimoniale moderno richiede non soltanto sensibilità estetica, ma anche capacità di osservazione, memoria e gestione della regia della giornata.
Anche il mercato wedding, negli ultimi anni, ha visto crescere l’attenzione verso servizi sempre più curati e personalizzati.

Per una coppia che desidera un servizio fotografico e video professionale e di qualità, il budget medio si aggira generalmente tra i 2.800 e i 3.500 euro, una fascia che permette di garantire organizzazione, esperienza e attenzione ai dettagli. Le fotografie di matrimonio non hanno il loro valore massimo il giorno dopo le nozze, ma negli anni a venire. Quando il tempo passa, quelle immagini diventano memoria storica. E l’obiettivo deve essere fare in modo che una coppia, e magari i loro figli e nipoti, riguardandole, possano ricordare e ‘sentire’ non solo come lui e lei apparivano quel giorno, ma soprattutto come si sentivano.

ABOUT


Prof.ssa Rosantonietta Scramaglia

È nata e lavora a Milano. Si è laureata in Lingue e Letterature straniere e in Architettura, ha conseguito il dottorato in Sociologia e metodologia della ricerca sociale. È stata titolare di corsi in varie università italiane, fra cui Il Politecnico di Milano ed è stata Visiting Professor presso la Yale University. Dal 2005 al 2024 è stata professore associato presso l’Università IULM di Milano dove nell’A.A.2025-26 è responsabile del Corso di Comunicazione digitale e Società. È presidente di ISTUR – Istituto di Ricerca Francesco Alberoni – un’associazione fondata da Francesco Alberoni a Milano nel 1985 con l’intento di proseguire l’attività di ricerca già intrapresa dal C.R.S. – Comunità di Ricerca Sociale, creata dallo stesso Alberoni nel 1971, per gli studi di previsione e progettazione della vita sociale. Dal 2017 al 2023 ha collaborato con la rivista online “AlberoniMagazine. L’amore e gli amori” diretta da F. Alberoni. Da anni svolge come responsabile o come coordinatrice numerose ricerche finanziate dal CNR, Murst-Miur, Prin, Istur, varie università, da diverse imprese private ed enti pubblici. Ha collaborato con l’Istituto Gemelli- Musatti per la Comunicazione, e con il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha tenuto conferenze e stretto relazioni di studio e di ricerca in vari Paesi europei e in Canada, Usa, India, Cina, Australia, Armenia, ecc… Dirige con Ariela Mortara la collana “Persone, innovazione, società” della casa editrice universitaria Lumi Edizioni di Milano, dove ha curato diversi volumi sui risultati di ricerche sul cambiamento sociale legato in particolare alla città, al turismo, alla casa, alle relazioni personali, ai valori e all’impatto dell’intelligenza artificiale in diversi ambiti della vita. Fa parte del comitato scientifico di varie associazioni di ricerca e riviste. È autrice di oltre settanta pubblicazioni nazionali e internazionali, e di varie monografie fra cui: Francesco Alberoni. Vita dello studioso dei movimenti collettivi e dei processi amorosi, Leima, Milano, 2017.

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