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Catania, aeroporto nel caos per via dell’Etna: apertura rinviata a domani mattina; la cenere vulcanica determina la chiusura anche dell’aeroporto di Malta e nel capoluogo etneo monta la polemica contro la Sac

Nulla da fare per la riapertura totale dell’aeroporto di Catania, la cui attività è compromessa da giorni per via della cenere lavica che arriva dall’Etna in eruzione. E, addirittura, pochi minuti fa, è stato chiuso anche l’aeroporto di Malta. Stamani era emersa l’ipotesi che lo scalo di Fontanarossa potesse riaprire i battenti alle 19, ma, via via che si avvicinava tale orario, le speranze in tal senso andavano affievolendosi, sino ad indurre la Sac, nell’imminenza della scadenza, ad emettere la nota che segue: “A causa dell’attività eruttiva dell’Etna e considerata la situazione dei venti, è stata disposta l’estensione della chiusura del settore C1 e la chiusura del settore B3, con conseguente sospensione degli arrivi e delle partenze fino alle ore 11 di domani, 12 agosto. I passeggeri sono pregati, prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree. Seguiranno aggiornamenti nelle prossime ore”. I disagi per i passeggeri non si contano più e la Regione ha annunciato un intervento poderoso, al fine di supportare la Sac dinanzi all’emergenza. Il presidente, Renato Schifani, ha annunciato anche il potenziamento dello scalo di Comiso, mentre i capigruppo consiliari a Catania di Forza Italia, Mpa e Lega hanno diramato una nota dai toni duri. «La Regione è intervenuta fin dalle prime ore dell’emergenza – ha osservato Schifani – per garantire soluzioni alternative e ridurre al minimo i disagi per i passeggeri. Stiamo mettendo in campo tutti gli strumenti disponibili, rafforzando i collegamenti su gomma e su ferro verso gli altri aeroporti siciliani. Allo stesso tempo, questa emergenza conferma la necessità di potenziare ulteriormente il sistema aeroportuale dell’Isola e, in particolare, lo scalo di Comiso, sul quale abbiamo deciso di investire nuove risorse per aumentarne capacità e operatività». L’assessore regionale alle Infrastrutture ed alla Mobilità, Alessandro Aricò, ha aggiunto: “Dall’inizio dell’emergenza a oggi abbiamo già organizzato oltre 100 corse speciali di autobus, che si sono aggiunte ai collegamenti ordinari attivati dalle compagnie aeree da e per gli aeroporti di Palermo e Trapani. Abbiamo, inoltre, predisposto, in collaborazione con Trenitalia, cinque treni speciali sulla tratta Palermo-Catania. Infine, a partire da oggi, tutti i passeggeri in possesso di un biglietto aereo con destinazione Catania, nel caso in cui fossero stati dirottati sul capoluogo siciliano, potranno utilizzare gratuitamente anche i collegamenti ferroviari ordinari in partenza da Palermo, semplicemente mostrando il titolo di viaggio del volo. Una soluzione che garantisce un’altra alternativa concreta per gli spostamenti. Infine – prosegue Aricò – è necessario precisare che l’aeroporto “Pio La Torre” di Comiso, nonostante sia il più vicino geograficamente, non può rappresentare una soluzione alternativa in caso di emergenza legata all’attività dell’Etna, in quanto non risulta idoneo ad assorbire il traffico dirottato dall’aeroporto di Catania. Lo scalo ibleo, infatti, dispone di sole sei piazzole di sosta per gli aeromobili, una capacità che non consentirebbe di gestire i volumi di traffico e il numero di aerei necessari a garantire la piena operatività dei collegamenti durante la sospensione o la forte limitazione delle attività a Catania-Fontanarossa». Nel corso dell’odierna seduta della giunta regionale, dunque, è stato deciso all’unanimità, su proposta del presidente Schifani, di intervenire con una strategia più ampia, individuando nuove risorse finanziare, oltre a quelle destinate all’area cargo, da investire nel potenziamento dello scalo di Comiso. A Malta si ripete una situazione che, per certi versi, già si era verificata tre anni fa, il 14 agosto del 2023, quando a causa dell’attività dell’Etna il traffico aereo fu deviato, considerata l’inopportunità del passaggio sul cielo della Sicilia orientale. «Avevamo lanciato l’allarme pubblicamente, sulla stampa e in Aula, dopo il precedente episodio di ricaduta di cenere vulcanica. Siamo stati ignorati. Oggi il caos che sta travolgendo l’Aeroporto di Catania dimostra che avevamo ragione e che la governance di SAC non è stata capace di preparare lo scalo a un fenomeno che in questo territorio è del tutto prevedibile». Lo dichiarano in un comunicato congiunto i capigruppo al consiglio comunale di Catania Bruno Brucchieri (MPA) Piermaria Capuana (Forza Italia), Maurizio Zarbo (Lega), intervenendo sui gravissimi disagi che da giorni interessano l’Aeroporto di Catania. «La cenere vulcanica – prosegue la nota – non è un evento eccezionale. È una condizione strutturale con la quale Catania convive da sempre. Continuare a trattarla come un’emergenza straordinaria significa certificare il fallimento della programmazione e dell’organizzazione di chi governa il sistema aeroportuale. Ciò che contestiamo non è l’Etna, ma l’incapacità di SAC di gestire l’ordinario. In questi giorni migliaia di passeggeri hanno denunciato assenza di informazioni, assistenza insufficiente, mancanza di ristoro, indicazioni contraddittorie e totale incertezza sulle soluzioni alternative. Persone lasciate per ore senza sapere se sarebbero partite, arrivate o abbandonate a se stesse. Questo non è un inevitabile effetto della natura: è il risultato di una gestione inadeguata. Le conseguenze sono pesantissime: cittadini bloccati, lavoratori in difficoltà, attività economiche danneggiate, prenotazioni annullate, strutture ricettive penalizzate e un’immagine della città devastata agli occhi dei visitatori. Ogni turista lasciato senza assistenza rappresenta una sconfitta per Catania e un costo economico e reputazionale che qualcuno dovrà assumersi. Apprezziamo l’intervento del Presidente della Regione, Renato Schifani, e dell’assessore Alessandro Aricò, che stanno cercando di limitare i danni. Ma il fatto stesso che sia dovuta intervenire la Regione dimostra l’inadeguatezza della risposta fornita autonomamente da SAC. Se a ogni eruzione serve un intervento straordinario esterno, significa che il sistema aeroportuale non è in grado di reggersi sulle proprie gambe. Ancora più grave è il caso Comiso. Oggi viene evocato come soluzione, ma contemporaneamente si ammette che non è in grado di assorbire il traffico di Catania. Eppure Catania e Comiso appartengono allo stesso sistema e sono gestiti dalla stessa società. Dopo anni di annunci, piani industriali e dichiarazioni sulla complementarità dei due scali, scopriamo che quella complementarità esiste solo nei comunicati stampa. La verità è che SAC sembra essersi preoccupata più degli equilibri interni e delle logiche di governance che della costruzione di un sistema aeroportuale realmente efficiente. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: ogni episodio di cenere si trasforma puntualmente in una paralisi. Nel mondo esistono aeroporti che operano accanto a vulcani attivi e che hanno sviluppato procedure, tecnologie e capacità di risposta adeguate. A Catania, invece, assistiamo sempre allo stesso copione: improvvisazione, ritardi, comunicazione confusa e scaricabarile. Da tempo chiediamo di conoscere i piani operativi vigenti, i mezzi disponibili, gli investimenti effettuati, quelli programmati e le procedure previste per passeggeri e compagnie. A queste domande SAC non ha mai risposto in modo trasparente. Il silenzio dei vertici è diventato intollerabile. Abbiamo chiesto un confronto istituzionale con SAC e quel confronto è stato evitato. Adesso basta. I vertici della società devono presentarsi immediatamente in Consiglio comunale e spiegare ai cittadini cosa non ha funzionato, quali responsabilità esistono e quali misure intendano adottare. Il Consiglio comunale rappresenta la città di Catania. Comune e Città Metropolitana, guidati dal sindaco Enrico Trantino, sono soci della società. La quota azionaria non può essere usata come scudo per sottrarsi al controllo democratico. Chi amministra una società pubblica che gestisce l’aeroporto di Catania ha il dovere di rispondere a Catania. Presentarsi in Consiglio non è una cortesia: è un obbligo istituzionale. E se anche dopo questa ennesima crisi i vertici SAC ritengono di non dover rendere conto alla città, allora il problema non è più soltanto gestionale ma politico. Chi non è disposto a confrontarsi con la città che ospita l’aeroporto non è degno di amministrare quell’aeroporto. Se i vertici SAC non hanno il coraggio della trasparenza e della responsabilità, abbiano almeno il coraggio di fare un passo indietro. Avevamo sollevato il problema prima. Avremmo preferito essere smentiti dai fatti. È accaduto il contrario. L’Etna eruttava ieri, erutta oggi ed erutterà domani; ciò che deve cambiare radicalmente è la governance di SAC, perché questa ennesima crisi dimostra che il sistema aeroportuale non è stato preparato a ciò che sapeva perfettamente sarebbe accaduto».

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