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Catania, la storia degli “invincibili” nel calcio giovanile attraverso la lente di ingrandimento di uno dei protagonisti, il prof. Salvatore Gruttadauria

La leggenda – che, poi, è realtà – dice che a metà degli Anni 80 il settore giovanile del Catania visse uno dei momenti di maggiore fulgore della storia rossoazzurra grazie alla propria squadra “Giovanissimi”, capace di inanellare una raffica di successi in ambito provinciale e regionale, con tanto di approdo a quello nazionale, al punto da guadagnarsi l’appellativo di “Invincibili”. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti è qualcuno tra gli allievi del compianto Salvo Lo Certo e di Stefano Merenda, allenatori tra i più apprezzati in ambito giovanile, è riuscito a ritagliarsi uno spazio da “invincibile” anche nella professione poi intrapresa. E’ il caso del prof. Salvatore Gruttadauria, oggi autentico luminare sul fronte sanitario, nella qualità di Direttore del Dipartimento per la cura e lo studio delle Patologie addominali dell’Istituto mediterraneo per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione, meglio noto come Ismett, centro di eccellenza frutto dell’intesa tra la Regione Siciliana e l’Università di Pittsburgh. Stando agli eventi dell’epoca già richiamata, la seconda metà degli Anni 80, è mancato poco che il mondo del calcio professionistico avesse un centrocampista in più, ma un’eccellenza della Chirurgia in meno. Ma andiamo per ordine: perché invincibili? “In due stagioni – racconta il prof. Gruttadauria – abbiamo vinto di tutto in Sicilia e affacciati oltre Stretto, misurandoci con il Napoli per le fasi nazionali. La nostra squadra “giovanissimi”, allenata da Stefano Merenda, venne confermata in blocco, per via della concomitante riforma federale anche negli “allievi”, allenati dal Prof : Salvo Lo Certo che porto sempre nel cuore. Nella stagione 1987/88, con Stefano Merenda vice di Osvaldo Jaconi, ebbi anche la possibilità di approdare in prima squadra; poi, in quella successiva, con altri “invincibili” come Alessandro Garofalo, seguimmo mister Salvo Bianchetti all’Atletico Leonzio del presidente Tabita, in C 2”. E qui si registra quella che comunemente viene chiamata “scelta di vita” per il prof. Gruttadauria. “Lo studio universitario – racconta – si faceva sempre più impegnativo e nel 1993, poco dopo la laurea, venne anche il momento del trasferimento prima a Bologna e poi negli negli Stati Uniti, dove conobbi il prof. Ignazio Marino che mi instradò verso l’Università di Pittsburgh”. Nel 1999 il ritorno in Sicilia, a Palermo, in forza all’Ismett, ed il resto è tutta storia recente, impreziosita da successi a ripetizione sul fronte dei trapianti di fegato e di cura dei tumori allo stesso organo ed al pancreas. Un autentico fuoriclasse, insomma, ed è probabile che nella sua affermazione professionale sia servita anche l’esperienza maturata nel mondo del calcio, considerato che esistono vari punti di contatto. “In effetti – prosegue lo studioso – in entrambi i contesti è fondamentale sapere stare in squadra. Il chirurgo si rapporta con varie figure ed assieme a queste, poi, raggiunge gli obiettivi. E nel calcio, effettivamente, accade qualcosa di simile”. Rispetto alla sua esperienza “pedatoria” cosa è cambiato ai giorni d’oggi? “Il calcio, 40 anni fa, era uno dei pochi svaghi a disposizione dei ragazzi – osserva il prof. Gruttadauria – che oggi, però, sono distratti da altri riferimenti, per buona parte legati ai “social e alla tecnologia”. Che, comunque, hanno consentito di fare compiere al mondo sanitario un salto di qualità. “Sì, non v’è dubbio – prosegue – e, sotto questo aspetto, mi vengono subito in mente gli apparecchi diagnostici, la biologia molecolare, lo sviluppo della chirurgia robotica e le terapie mininvasive”. E, poi, come non rivolgere uno sguardo all’intelligenza artificiale? E’ una risorsa che consente di eseguire diagnosi precoci – afferma perentorio il prof. Gruttadauria – e di sviluppare algoritmi terapeutici. Si tratta, senza dubbio, di un valore aggiunto che, come in ogni campo in cui viene impiegata, deve essere gestita in maniera adeguata, senza dimenticare la professionalità e l’umanità del medico, assieme all’empatia che questi riesce a stabilire con il paziente”. Il calcio, si dice, non è una scienza esatta, a differenza da quella che Lei pratica quotidianamente. Se l’aspettava l’esclusione dell’Italia dai Mondiali? “Nel tempo cambiano le cose – dice con una punta di rammarico – e la mancata qualificazione degli Azzurri è un segno di mutamento, purtroppo non in meglio”. Una riflessione, questa, che il prof. Gruttadauria ha condiviso anche con gli “Invincibili”, una “brigata” che ancora oggi mantiene un forte affiatamento, talvolta anche con un pizzico di nostalgia per quei tempi andati. La passione per il pallone in casa Gruttadauria continua ad albergare, in particolare nei due anni in cui il figlio Giuseppe ha militato con altrettante squadre di Eccellenza, il massimo campionato regionale. “L’ho seguito – conclude il chirurgo – e spesso mi sono anche rivisto in lui, anche se i tempi, l’ho già detto, sono cambiati. Seguo il Catania ed il Milan e mi rendo conto che, purtroppo, non è il loro momento migliore, ma da buon “invincibile”, resto fiducioso”.

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